16 giugno, 2019

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Come pulire le proprie scarpe da corsa

Come pulire le proprie scarpe da corsa

Molti corridori hanno un legame particolare con le proprie scarpe. Le tue scarpe ti accompagnano sia nelle gare buone che in quelle cattive. Perciò esprimi riconoscenza verso le tue scarpe prendendotene cura come si deve. Dureranno più a lungo.

Se corri all’aperto, le tue scarpe incontrano di tutto: fango, pozzanghere, foglie e sabbia. Tutta questa sporcizia può far sembrare logore le tue scarpe prima che lo siano davvero.

Ogni tanto le tue scarpe hanno bisogno di una rinfrescata!
1. Se possibile, estrai la soletta interna e lavala separatamente. In questo modo l’interno della tua scarpa rimarrà più fresco. I lacci possono essere lavati o sostituiti.
2. La sporcizia sulla superficie, come fango e sabbia, può essere rimossa con un vecchio spazzolino da denti o da unghie, un po’ di acqua calda e un detergente sgrassatore delicato. Così facendo dovresti eliminare lo sporco, ripetendo l’operazione di tanto in tanto.
3. Per asciugare le scarpe, non metterle vicino al termosifone o alla stufa. Il calore diretto può alterare la forma delle scarpe. Apri la scarpa e riempila con carta assorbente o carta di giornale. La carta assorbirà l’umidità presente all’interno della scarpa. Una scarpa ci mette circa dodici ore per asciugarsi del tutto.

Consiglio: se sei un corridore abituale, usare due paia di scarpe per il running invernale potrebbe essere la soluzione per avere sempre a disposizione un paio di scarpe asciutte.

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2 Comments

  1. ermanno

    Volevo sapere quanto possono durare le scarpe e come si capisce quando arriva il momento di cambiarle.
    Grazie

  2. kami

    La scarpa da running è un oggetto talmente difficile da trattare che i parametri che sono alla base delle classificazioni proposte variano continuamente. In effetti è praticamente impossibile definire la qualità di una scarpa in base a parametri che ne caratterizzino le prestazioni. Sembra proprio che l’estrema varietà dei piedi dei runner non consenta nessun giudizio oggettivo, almeno per quanto riguarda scarpe di qualità medio-alta: alla fine il fattore più importante è sempre l’adattamento al piede del singolo, ovviamente dal punto di vista dinamico (cioè durante la corsa).
    Se si restringe il campo di giudizio (non sulla scarpa in generale, ma su una sua caratteristica), la situazione migliora ed è possibile avere qualche dato generale.
    La caratteristica dove in genere una gran parte degli addetti ai lavori si trova concorde (nel senso che le differenze di giudizio sono di piccola entità) è la durata della scarpa.
    La distanza critica – Le scarpe da running non sono eterne, anche se molti sportivi le ritengono tali solo “perché non si rompono”. Mediando i consigli degli esperti, si può sostenere che una scarpa da running non può superare i 1.000 km. Questa distanza si può convenzionalmente assumere come distanza critica: è una distanza massima, che può ulteriormente diminuire in particolari circostanze.
    Tomaia, suola, intersuola – I sistemi di ammortizzamento e i materiali impiegati dalle aziende leader permettono oggi di dire che se uno dei tre componenti esterni della scarpa si degrada troppo presto, il modello è decisamente sbagliato rispetto al runner. In altri termini, se la tomaia si fora, se dopo 100-200 km l’intersuola non è più reattiva o se il battistrada è decisamente usurato prima della distanza critica, dovete probabilmente rivolgervi a un altro tipo di scarpa.
    Clima – I materiali con cui sono costruite le scarpe possono essere meccanicamente molto resistenti, ma termicamente lasciano un po’ a desiderare. Il poliuretano è sensibile alle basse temperature, mentre il gel alle alte. Idealmente la temperatura della scarpa dovrebbe stare fra i 5 e i 25 °C, ma, anche se il runner osserva questo intervallo, non si può essere certi che lo stoccaggio nei magazzini prima della vendita non abbia fatto danni. Per questo motivo vecchi modelli dati in offerta possono essere molto più “rischiosi” di modelli appena usciti sul mercato.
    Lavaggio e asciugatura – L’impiego della scarpa d’inverno o d’estate in genere non è particolarmente stressante perché raramente si corre con temperature veramente critiche (sotto zero o sopra i 35 °C); di solito è più stressante il lavaggio in lavatrice (anche a 30 °C) e la successiva asciugatura vicino a fonti di calore non sufficientemente schermate. Le scarpe andrebbero lavate con acqua fredda, a mano e fatte asciugare a temperatura ambiente, semmai in luogo ventilato.
    Sovrappeso – Il sovrappeso dell’atleta (IMC superiore a 22 per gli uomini e a 20 per le donne) accorcia la vita della scarpa almeno di un 20%. Poiché gran parte dei runner amatoriali è in sovrappeso, ben si comprende come la distanza critica debba essere sovente ridimensionata.
    Nota: in realtà si dovrebbe considerare il peso dell’atleta relativamente al numero utilizzato. Infatti a parità di peso sono fortunati i runner che usano numeri più alti, cioè hanno piedi più grandi!
    Scarpe da gara – La distanza critica vale per le normali scarpe da allenamento, di solito della categoria “ammortizzate”. Le scarpe da gara (superleggere o intermedie) subiscono un ridimensionamento della durata di circa il 50%. Oltre a perdere il potere ammortizzante, decadono velocemente come prestazioni, tanto che dopo 500 km l’atleta può perdere fino a 2-3″/km, 20-30″ su un 10000 m.
    Un esempio – I numeri dati possono non essere presi nella giusta considerazione; è opportuno pertanto fare un esempio. Mario è un runner amatore che usa solitamente due paia di scarpe, un paio da allenamento per lenti e/o medi e un paio da gara per allenamenti di qualità e gare (di solito attorno a 10 km). Si allena 5 volte alla settimana con una prova di qualità e una gara alla domenica, 50 km con le scarpe da allenamento (compresi i riscaldamenti) e 20 km con le scarpe da gara. Nonostante i suoi sforzi sportivi (ma non alimentari!) è in leggero sovrappeso: 175 cm per 72 kg. Ha una cura maniacale per le sue scarpe, per cui evita ogni problema di clima, di lavaggio ecc. Quante scarpe dovrebbe cambiare in un anno?
    Applicando quanto detto sopra, le sue scarpe da allenamento possono durare al massimo 800 km e quelle da gara non più di 400. Quindi un paio di scarpe da allenamento dura 16 settimane e un paio di scarpe da gara circa 20. Considerando che, per problemi vari, per un mese circa non corre, Mario deve utilizzare 6 paia di scarpe, 3 da allenamento e 3 da gara.

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