02 Luglio, 2022

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VITA DA PROFESSIONISTA: E' POSSIBILE OGGI ?

VITA DA PROFESSIONISTA: E' POSSIBILE OGGI ?

Spesso nella mente di un ragazzo che pratica sport nascono varie idee, a volte realmente possibili a volte meno, si sogna e ci si pongono infinite domande.  Supponiamo che un atleta (faccio un esempio alla portata di noi podisti) abbia per qualche motivo deciso di intraprendere una vita da professionista, o comunque tentare di fare certi miglioramenti  con impegno e sacrificio, e contemporaneamente portare avanti gli studi ed arrivare all’aspirata laurea che per cultura e soddifazione personale sarebbe molto importante per il futuro.

La seguente tesi implica che ci sono bassissime probalità che al giorno d’oggi un ragazzo riesca a fare entrambe le cose , senza considerare che alcune persone per mantenere viva la loro vita da matricole sono obbligati a cercare lavoro, anch’esso molto difficile da trovare. Certo, molte volte la colpa è da attribuire alle cosiddette “distrazioni” di un  normale ragazzo, come possono essere le rispettive ragazze o le serate con gli amici, ma è evidente che  attorno non c’è un complesso che lo possa agevolare.  A questo proposito faccio  riferimento alle scuole e alle università, le quali hanno completamente perso l’approccio con il mondo dello sport:  i tanti amati “giochi della gioventù” sono scomparsi, le ore di educazione fiscia si sono ridotte ulteriormente (si è pensato anche di eliminarle del tutto), gli orari e le tasse universitarie sono diventati  improponibili.

La conseguenza lampante è che in Italia ci sono pochissimi atleti professionisti ( parlo soprattutto del podismo) che riescono a concludere l’attività universitaria, o al contrario laureati che non riescono più a riprendere il ritmo di allenamento di un tempo e, come prevedibile mollano tutto.  E’ possibile tutto ciò in un’epoca moderna che punta al progresso ?  Magari questi sono problemi che riguardano gli amanti dello sport e posso capire che per gli enti politici ci sono altre cose più importanti da risolvere, ma è deprimente  che non c’è stato nessun movimento  da parte di enti sportivi nazionali e non.

I Campionati Mondiali a Berlino appena svolti sono stati solo una piccola prova che il settore dell’atletica italiana è in crisi profonda. Sarebbe un comportamento da ipocrita dare la colpa solo ai tecnici e alle strutture inefficienti perchè in realtà è tutto il complesso che ha smesso di funzionare già da un po’ di tempo.  Bisogna senz’altro ripartire dalle scuole, come ad esempio la nostra Salcus sta cercando di fare per rigenerare un ambiente malato dal punto di vista  sportivo.

L’importante è che accanto ad iniziative importanti ci deve essere l’appoggio di chi detiene il potere di quel settore specifico il quale ha l’obbligo di cambiare certe cose ormai incompatibili con la nuova generazione. Se in passato era difficile “arrivare” sudando le famose sette camicie, ora è quasi impossibile. 

A me sembra che neanche a questi enti importanti importa molto dell’onore sportivo italiano, ma che sia ben altro il loro scopo, poi non bisogna eccedere in lamenti se non esiste più una squadra di maratoneti  (come ha detto il campione olimpico 2004 Stefano Baldini, vedi articolo sul sito Salcus).

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4 Comments

  1. saverio fattori

    Non è possibile fare l’atleta professionista in atletica fuori dai gruppi sportivi militari. In atletica la faccenda è ancora più complicata in quanto lo strapotere genetico dei ragazzi africani sta esondando, ed è sotto gli occhi di tutti. A Bruxelles 7 atleti sotto i 13 nei 5mila, e solo qualche yankee si sta facendo valere. A noi mancano alcune generazioni all’ppello di una crisi che è esplosa a Berlino ma che ha iniziato a germinare verso fine secolo, 98/99. pensa che io me ne sono accorto alle gare bolognesi in pista del Fidal Estate, può sembrare piccola cosa, ma improvvisamente con accrediti da 16.20-16.30 finivi nell seria migliore. Ho iniziato a sentire puzza di bruciato… Qiìuindi se si inizia fare un discorso serio oggi, i risultati li vedremmo dopo Londra. Ma a quasto punto sarà normale correre i 5mila attorno a 12.25-12.30…

  2. Samu

    Hai perfettamente ragione Saverio, ma non è concepibile il fatto di poter entrare nel mondo professionistico passando solo dalle squadre militari. Io darei questa opportunità anche ad altre società , mancano i soldi? La regione di interesse e i comuni dovrebbero contribuire in modo più efficace. Basta pensare che Baldini ha corso solo una stagione per una squadra militare e caso strano ha vinto le olimpiadi. E’ possibile che non esistano dei militari capaci di correre una maratona ai campionati mondiali ? E’ questione di forma fisica o di resoconto economico? A questo punto preferirei vedere in nazionale un atleta di livello come Alberto Felloni che ha vinto la Ferrara Marathon e che abbia un minimo di orgoglio piuttosto che della gente a cui interessa partecipare a manifestazioni con premi in denaro alla portata.

  3. saverio fattori

    LA deriva tecnica della matatona Ferrarese (tra le migliori a livello organizzativo) è dovuta all scelta dell’amico Stella di non riconoscere ingaggi a top e middle runner. Scelta condivisibile o meno, scelta sua in coscienza. Sta di fatto che gli atleti italiano forti sono pochissimi e costano tanto, gli africani costano meno e prego tutti dall’astenersi dal fare discorsi para-leghisti nel campo atletico come successo in una lettera pubblicata sul numero di settembre di Correre , davvero non è il caso, un italiano da 2.10 2.11 di maratona vuole tanto e devi comunque mettergli a fianco atleti di livello o si creano i terribili “buchi”. Per la cronaca, probabile che anche Calcaterra oggi per una gara di maratona richieda (giustamente ) un piccolo ingaggio.

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